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Sara Bianchi


Artista visiva multidisciplinare italiana (1994)


~ BIO ~

Artista visiva multidisciplinare Italiana (1994).Laureata all'Accademia di Belle Arti di Brera con votazione di 110/110 con la tesi "Sconfine: dalla pelle al corpo virtuale, pratiche dell'interfaccia nell'arte contemporanea", la sua ricerca artistica si concentra sul tema dell'"essere-corpo" - ovvero di fare esperienza nel mondo tramite il corpo grazie al fatto di essere soggetto e non oggetto.Utilizza fotografia, pittura, scultura, videoarte, installazioni.


DICHIARAZIONE

La mia ricerca artistica ha avuto inizio con l'esplorazione dell'identità e della memoria, non intesa come archivio oggettivo, bensì come processo attivo di costruzione plasmata e modellata dai frammenti dei ricordi che l'individuo lega tra loro.Successivamente, la mia pratica ha virato verso l'indagine del corpo, inizialmente sondato in modo quasi slegato dalla psiche. Temi come l'arto fantasma sono diventati centrali per riflettere sull'esperienza della corporeità come possesso.A partire dal 2020, si è aperta invece una fase di ricerca a "tutto tondo" sul corpo: la mia indagine si è focalizzata sull'organo di senso più esteso e riflessivo che l’uomo possiede, la pelle. Come sottolineato da Didier Anzieu, la pelle è l'«interfaccia che permette la distinzione del dentro e del fuori» e il «volume ambiente» che dà l'esperienza del contenitore.Sebbene la pelle sia il nucleo concettuale della mia ricerca da diversi anni, essa non è mai l'oggetto visibile e diretto delle mie opere.Questa base teorica informa la mia pratica attuale, ponendo un focus centrale sull'esperienza corporea.Ogni progetto, che si ramifica in diverse serie di opere utilizzando media differenti (fotografia, pittura, scultura, videoarte, installazioni), indaga come il corpo/pelle funga da filtro e/o catalizzatore della percezione.


DIVENTARE STELLE (2020 - 2026)
Passato, presente, futuro
della gestualità dell'organico

Serie composta da sculture (carta, colla, plastica, punti metallici e colore acrilico), quadri, installazione video, installazione sonora.«Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto. Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno, esse appaiono appena che si affili la falce.»
- Esiodo, Le opere e i giorni
La serie pone l'attenzione sul tempo presente delle azioni attive, il cui eco può attraversare le ere geologiche. Nei vuoti materici e nella trasparenza, non è sulla caducità e sulla vanitas delle cose che si pone l'occhio. Gli attori che si celebrano sono gli atti e gesti – personali ed impersonali, soggettivi ed universali – che si traducono in un moto perpetuo.


- CV -

Principali esposizioni:

  • 2025, LA FORMA DEL RITRATTO - Mostra collettiva realizzata dal Comune di Pavia a cura di Denis Curti - Palazzo del Broletto, Spazio Arti Contemporanee

  • 2025, MONTAGNE SACRE - Mostra personale, Campo Base Garibaldi, Pavia

  • 2022, MONTAGNE SACRE - Mostra personale, Osteria Letteraria Sottovento, Pavia

  • 2019, ACCADEMIA APERTA - Mostra Collettiva, Palazzo Brera, Milano

  • 2018, SENSE OF PLACE - Mostra collettiva patrocinata da Matera 2019 Open Future / Matera European Capital Of Culture 2019, Centro Culturale Casa Cava

  • 2018, AVVISTAMENTI, Sonimage - Mostra collettiva, Palazzo Tupputi, Bisceglie

  • 2017, 10 GIARDINI DA NON PERDERE, Site-specific a cura di Ariella Vidach AiEP, Fabbrica del Vapore - MILANO - giugno 2017


MONTAGNE SACRE (2021 - oggi)

Serie di fotografie analogiche medio formato 6x6, realizzate con tecnica della doppia esposizione capovolta e scattate con una macchina fotografica vintage Debonair (clone della celebre Diana), caricata con pellicole Lomography e Kodak.La serie “Montagne Sacre” nasce come tentativo di connettere l’esperienza della montagna a una dimensione “psichedelica”, intesa come ampliamento della coscienza.Scalare significa, così, misurarsi con le vette esteriori e interiori, in un continuo movimento di ascesa e discesa dentro sé stessi.In questo senso, “Montagne Sacre” si presenta come una serie di immagini fotografiche che raccontano la necessità di rallentare, recuperare il proprio bioritmo e riconnettersi con la biodiversità interiore. Non semplici fotografie di paesaggio, ma dispositivi di percezione, testimonianze del legame tra paesaggio e interiorità. Immagini come esperienza di attraversamento e trasformazione


CONFIDENZIALE

20/08/2025Ho 31 anni e faccio arte da quando ne avevo circa 6 (anche se io questa cosa la chiamo in un altro modo).Quello che faccio non lo chiamo “fare arte”; preferisco definirlo il mio “tram-tram quotidiano”, il mio “trafficare” e - a tratti - il mio “combinare”. Quello di cui mi sento veicolo ricorda più la gestione delle tournée medievali: penso, organizzo il lavoro e lo spazio, mi sporco le mani, osservo, lascio riposare. Tutto questo mi accade in maniera ciclica da 25 anni.Alcune idee le lascio decantare a lungo, quasi fossero mosto, per poi attendere il momento giusto per realizzarle.Sono più un contadino, custode delle colture della mia mente e del mio fare.


Studio (2026)


MEMORIES MACHINE (2022)

Il video, che si inserisce nelle riflessioni contemporanee post-umaniste, ruota attorno all'idea di una "fotocopiatrice emotiva": una macchina in grado di selezionare immagini e ricordi oltre a svolgere il proprio operato.Cosa potrebbe succedere se invece una fotocopiatrice fosse in grado di far riemergere in superficie fermi immagine di ricordi umani in base alle necessità e circostanze della vita?



EVERY WOMAN (2021)

Serie di quadri realizzati con colore acrilico.La serie esplora i corpi femminili attraverso una sintesi di linee, forme e campiture cromatiche, con un’armonia gestuale che equilibra proporzione e spazio sulla tela. I corpi rappresentati rimangono concreti e riconoscibili, lontani dagli ideali imposti dalla società delle immagini.Consapevoli della loro libertà e indipendenza, queste donne incarnano un linguaggio corporeo autentico, privo di giudizi esterni.Come sottolineato dal critico Giosuè Allegrini durante la premiazione presso la Cupola Arnaboldi di Pavia:«Opera d'ispirazione cubista, improntata su archetipiche e parimenti suggestive immagini metaforico-astratte che rimandano al ludus e alla condizione primigenia di autenticità dell'essere umano. L'acceso cromatismo, abbinato a una semplificazione della visione pittorica, realizzata attraverso forme piatte di colore puro e rinunciando alla complessità chiaroscurale, hanno il compito di suscitare emozioni poetiche e musicali che consentono all'opera di trascendere dai confini stessi del dipinto per entrare in relazione con lo spazio circostante.»


Studio (2020)


LOVE ARCHIVE - fotografie (2017)

«Io cerco di strapparmi dall’Immaginario Amoroso: ma, come brace non ancora spenta, sotto l’Immaginario cova la fiamma; esso avampa di nuovo; ciò che era stato ripudiato risorge; ad un tratto, dalla tomba mal sigillata sale un lungo lamento.»
- Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
Raccolta di oltre 200 fotografie costituendo un piccolo archivio amatoriale tramite open call sul web. Le fotografie, legate alla sfera amorosa e della coppia, sono state successivamente rielaborate digitalmente con “tagli” bianchi sui volti dei protagonisti, rendendoli dimenticati o privi di identità, per distaccarli dall’aura della memoria e dall’immaginario amoroso.

LOVE ARCHIVE - video (2019)

Love Archive – video è composto da riprese found footage del 2012, che mostrano una coppia che balla e chiacchiera, integrate da alcune fotografie provenienti da Love Archive – fotografie (2017).Attraverso un montaggio dai colori vivaci, il progetto esplora anche le potenzialità del materiale d’archivio, trasformandolo in un contesto narrativo e visivo nuovo, anziché lasciarlo come semplice documentazione.Love Archive – video nel 2019 è stato selezionato come finalista con menzione speciale al Sirene wAVe International Short Film Contest:«Per l'uso disinvolto dell'immagine d'archivio amatoriale, a cui viene data nuova vita attraverso la manipolazione coloristica in chiave pop e per mezzo del linguaggio proprio dell'audiovisivo: il montaggio.»Giuria composta dalla regista e docente Ilaria Pezone, dal fotografo e storico della fotografia Luigi Erba e dal compositore e critico musicale Dario Agazzi.


SPACES OF FLOW (2019)

Progetto composto da video e fotografie digitali realizzate all’esterno di un supermercato, per indagare le relazioni dei protagonisti inconsapevoli dei cosiddetti “non-luoghi”.In entrambi i casi, i protagonisti non sono mai ripresi esplicitamente e risultano estranei tra loro, mentre i loro gesti e abitudini testimoniano il vuoto identitario e relazionale tipico dei ‘non-luoghi’ descritti da Marc Augé.Una delle fotografie del progetto è stata presentata nella mostra Sense of Place, realizzata con il patrocinio di Matera 2019 Open Future / Matera European Capital of Culture 2019, e documentata nell’omonimo catalogo.In quell’occasione la storica dell’arte Marilena Calcara ha scritto:«La loro individualità e diversità sembra essere la loro condanna, all’estremo polare di un sistema che ha il suo opposto nella ripetizione e omologazione dei carrelli della spesa che sfondano l’infinito nella foto digitale di Sara Bianchi; un’omologazione che da un lato avvicina, dall’altro appiattisce l’elemento umano ed emotivo.»



Studio (2020)


VEDERE COL CORPO (2017)

Site-specific a cura di Ariella Vidach AiEP presentata a 10 Giardini Da Non Perdere, presso Fabbrica del Vapore, Milano (Giugno 2017).Performance dove i movimenti dei performer generano una danza che esplora le relazioni tra tempo, spazio e percezione sensoriale, mostrando come il corpo possa diventare strumento di conoscenza e comunicazione, capace di affidarsi agli stimoli ambientali e di muoversi in uno stato onirico tra disorientamento e adattamento.